Il piede diabetico dello sportivo

Ormai da molti anni i progressi nella cura della malattia diabetica hanno portato ad un allungamento dell’aspettativa di vita dei diabetici che ormai non differisce sostanzialmente dall’aspettativa di vita della popolazione non diabetica. Tra le complicanze del diabete un ruolo sempre più rilevante è assunto da quella che va sotto il nome di “piede diabetico”; questa è in assoluto la complicanza che comporta il maggior numero di ricoveri ospedalieri e per la quale i costi risultano ingenti. Il cardine della cura di un piede diabetico risiede nella conoscenza specifica di questo problema: questa conoscenza serve nei diabetici a prevenire l’ulcera neuro ischemica plantare, nei medici a curarla convenientemente.


Le caratteristiche di un “piede sportivo”

Quando si parla di piede “sportivo” si fa riferimento più che alla sua funzione di mobilità, che consente di mantenere la stazione eretta, a quella che consente al corpo di muoversi nello spazio camminando, correndo o saltando. Risulta evidente che l’esercizio di un’attività sportiva, impone movimenti non del tutto normali, fisiologici e sottopone muscoli, tendini, articolazioni ed ossa a sollecitazioni elevate. Soltanto una perfetta integrità di tutto il piede nel suo insieme, associata ad un’adeguata elasticità muscolo-tendinea, ottenibile con l’opportuno allenamento mirato, consentono di realizzare l’atto sportivo, ammortizzando il carico di sollecitazioni a cui è sottoposto il piede. Ovviamente non tutti gli sport impegnano il piede nella stessa maniera sia per quanto riguarda l’intensità della prestazione che il tipo del movimento richiesto.


Il piede del diabetico

Alcune regole fondamentali per la prevenzione delle lesioni del piede


  • Giornalmente controllare i piedi.
  • Osservare se vi sono duroni, screpolature o calli.
  • Controllare l’interno delle calzature.
  • Eliminare corpi estranei.
  • Taglio delle unghie.
  • Usare solo la lima, evitare l’uso delle forbici.
  • Seguire una profilassi presso uno studio di podologia.
  • Eliminare calli e duroni solo con pietra pomice.
  • Evitare assolutamente utensili taglienti.
  • Usare giornalmente una crema emolliente.
  • possibilmente creme dedicate al piede diabetico.
  • Evitare di riscaldare i piedi vicino a fonti di calore.
  • Evitare pediluvi.
  • In caso di ferimenti al piede consultare il proprio medico entro 24 ore.

La marcia è composta da una progressione di appoggi dal tallone verso le dita con una sequenza ripetitiva. Il primo contatto di partenza avviene a livello del tallone posteriore e successivamente il baricentro della pressione si sposta verso l’avampiede, con una spinta finale che funziona da leva sulle teste metatarsali (parte anteriore del piede dove prendono origine le dita) e sulle grosse dita. Di seguito tutto l’arco inferiore viene sollevato dal suolo per dare inizio al passo seguente che sarà coordinato anche in base alle informazioni che il cervello riceverà sulla posizione degli arti nello spazio. Durante la corsa, tali forze d’impatto sono aumentate: infatti, il tallone e la parte anteriore del piede supportano, per un tempo brevissimo, una pressione pari a 2,5 volte il peso dell’atleta e sostengono una doppia pressione, passiva di impatto e attiva nella fase di slancio o rilancio per avviare il passo successivo.

Altri tipi di sport, in base alle caratteristiche dell’atto sportivo che li differenzia, sollecitano in misura maggiore o minore, parti precise del piede. Ovviamente, per diversi motivi, la pratica sportiva stressa il piede dell’atleta diabetico in punti, come i talloni e le teste metatarsali, già di per sé bersaglio di altre malattie. È importante quindi che lo sportivo diabetico sia indenne dalle complicanze della sua malattia, con forte e seria prevenzione. Questo per non raggiungere per esempio quella complicanza tecnicamente definita “neuropatia sensitivo-motoria distale”, cioè la complicazione che altera la sensibilità e la capacità di recepire messaggi da alcune parti del piede, in quanto questa complicanza, può portare a malformazioni a carico del piede e – con le sollecitazioni e i microtraumi del gesto atletico – portare alla formazione di lesione anche a carattere ulcerativo.

Per i motivi sopra descritti il paziente sportivo con piede diabetico deve essere protetto con plantari ammortizzanti e scarpe idonee o meglio ancora lo stesso deve essere invitato a praticare uno sport che impegni poco il piede (p.e. la marcia o le passeggiate in montagna). Questo per evitare piccoli e grandi traumi del piede, derivanti da elevati impatti al suolo. Alcuni movimenti legati con l’impegno atletico possono peggiorare alcune complicanze del diabete a livello dei piedi e le loro conseguenze (ulcere ischemie, infezioni, fratture spontanee e/o traumatiche), innescando un circolo vizioso. In seguito a quanto detto, solo in presenza di un piede integro anatomicamente e funzionalmente, andrebbe consentita una corretta pratica sportiva che il paziente diabetico può e dovrebbe svolgere con estrema libertà, ma con i giusti consigli medici in termini soprattutto di prevenzione.


Scegliere le calzature

La scarpa è “il mezzo” con cui il piede lavora. La funzione della scarpa sarà quindi adattarsi il meglio possibile alla conformazione dello stesso e ridurre le forze d’impatto al suolo. In altri casi la scarpa, con l’aiuto di un plantare, può compensare un irregolare appoggio del piede.

Per esempio la marcia (walking), che è lo sport tra i più comuni e semplici e consigliabile per il diabetico, deve essere eseguita con una scarpa idonea.


In presenza di neuropatia diabetica, consultare centri ortopedici dedicati per una valutazione delle calzature da utilizzare.

Le caratteristiche fondamentali che dovrebbe presentare la scarpa ideale sono:

Linguetta • deve esser imbottita, così da evitare le tendiniti degli estensori delle dita del piede e l’irritazione del dorso.

Allacciatura • sono necessari lacci lunghi con numerose possibilità di allacciamento (da sei a otto occhielli) per favorire tutte le variazioni anatomiche dei piedi.

Tomaia • deve essere morbida, larga e confortevole per evitare l’accavallamento delle dita ed alta per prevenire i traumi sotto le unghie e gli eventuali ematomi.

Parte posteriore della scarpa • deve prevedere un tacco rialzato inferiore con la base spostata in avanti per assicurare la migliore stabilità e dovrebbe essere, dal lato della suola, arrotondato posteriormente per favorire il movimento ripetitivo del passo.

Suola esterna • deve essere resistente con un battistrada adatto all’uso come se fosse un pneumatico dell’automobile (asfalto, terreno battuto), così da permettere una buona adesione al suolo calpestato; la suola intermedia deve essere particolarmente ammortizzante (sistema alveolare o sistemi di ultima generazione con gomme speciali ad assorbimento autoregolante); la suola interna deve essere amovibile, morbida, confortevole e assorbente il sudore.

Lunghezza del piede • deve essere controllata al fine di evitare un conflitto piede/scarpa durante la deambulazione. Particolare attenzione alla larghezza che dovrebbe contenere il piede senza comprimerlo.


I plantari

Alcune anomalie frequenti che richiedono l’uso di un plantare


  • Piede piatto.
  • Piede cavo.
  • Cedimento dell’arco trasversale.

L’applicazione del plantare dovrà sostituire la soletta interna originale della calzatura. L’utilizzo del plantare rientra nel quadro della prevenzione primaria del piede diabetico e si rende assolutamente necessario nelle persone che presentano già segni di neuropatia. L’indicazione dell’utilizzo del plantare é severamente importante qualora sono presenti anomalie morfologiche (deformità del piede). Nello sportivo queste possono favorire lo sviluppo di ipercheratosi, comunemente dette callosità che, nel diabetico, sono sempre da considerare aree a rischio di ulcerazione.

Il plantare è inoltre particolarmente utile in tutte quelle condizioni di ipercarico sulle teste metatarsali, evento frequente nel diabetico con segni di iniziale complicanza del sistema nervoso periferico. Una corretta ortesi plantare confezionata su misura può risolvere anche disturbi d’appoggio con eccesso di pronazione o supinazione (posizioni anomale del piede), facilmente osservabile dall’atleta stesso a seconda se la suola si consuma maggiormente dal lato interno o da quello esterno. Il consumo eccessivo centralmente suggerisce invece un sospetto di cedimento dell’arco trasversale.

Rivolgersi ad uno specialista nell’ortopedia tecnica del piede é sicuramente importante per depistare i fattori di rischio ed essere consigliati al meglio sulle calzature da utilizzare. Presso i migliori centri d’ortopedia tecnica del piede si effettuano test sulla depistaggio della neuropatia, analisi computerizzate dell’appoggio (baropodometrie) e, per sportivi, video analisi di marcia dove é possibile valutare il comportamento della deambulazione con e senza calzature.


Le calze

Non sono trascurabili in termini d’importanza, poiché costituiscono l’elemento a più stretto contatto con la cute del piede. Lo sportivo con diabete dovrà pertanto scegliere con cura evitando le cuciture nei punti di appoggio. Le calze dovranno essere fatte da fibra spessa, morbida ed assorbente. In commercio sono presenti speciali calze, grazie alla loro “impact zone”, evitano l’attrito ripetitivo direttamente nello strato spugnoso della calza evitando sollecitazioni e sfregamenti sullo strato lucido e granuloso della cute con produzione di irritazioni, lacerazioni o bolle.


In conclusione

Il diabetico che intende praticare attività sportiva, specie se ad elevato impatto biomeccanico sul piede, deve essere valutato preventivamente dal medico ed educato sulla profilassi del piede diabetico. L’uso appropriato di scarpe, calze ed eventuali plantari può contribuire notevolmente a mantenere in “buona salute” il suo piede.

Praticare sport regolarmente aiuta il controllo glicemico migliorando la qualità di vita. Il paziente diabetico deve quindi essere incentivato a svolgere attività sportive con la certezza di benefici fisici e psichici notevoli, non dimenticando mai che i maggiori fattori di rischio per i piedi e non solo, andranno prevenuti con i giusti consigli del medico e le giuste attenzioni del paziente.


Gli autori:

Massimo Tulipani
Maestro Calzolaio Ortopedico, Diploma Federale OSM

Dr.Franco Posa
FMH Medicina Interna e Master in Reumatologia
Via Chicherio, 2 – 6514 Sementina

Mirco Bianchi
Fisioterapista e titolare della palestra medicale/fisioterapia il CENTRO
www.ilcentro.ch